Riflessioni sulla mobilitazione degli studenti alloggiati.

 

Questo non è un volantino, ma un contributo con cui vogliamo provare a mettere nero su bianco alcune riflessioni sulla mobilitazione contro la chiusura natalizia delle residenze studentesche. Ci rivolgiamo, naturalmente, alla totalità degli studenti ma, soprattutto, a tutti coloro che hanno deciso di sottrarre molte ore allo studio ed alla routine quotidiana per impegnarsi attivamente e in prima persona nella difesa dei propri diritti. Ci rivolgiamo, quindi, sia a quanti sono soddisfatti del risultato ottenuto, sia a chi è ancora più arrabbiato o si è scoraggiato. Lo scopo del presente documento e di contribuire ad analizzare a freddo i vari aspetti della mobilitazione, errori e punti di forza, affinchè tutto questo impegno non vada sprecato ma, anzi, possa durare nel tempo e coinvolgere un numero sempre maggiore di persone.

Tutto inizia con la decisione da parte dell’Ardsu Toscana di imporre la chiusura delle residenze studentesche universitarie più piccole durante le vacanze natalizie (23 Dicembre – 7 Gennaio) e di accorpare in poche strutture tutti gli studenti con la necessità di restare a casa, al pagamento una somma di circa 90 euro, più i disagi del trasloco forzato. Un’operazione, secondo l’Ardsu, volta a garantire la parità di trattamento rispetto agli studentati di Siena e Pisa (dove la chiusura è in vigore già da qualche anno) e necessaria per razionalizzare le risorse economiche dell’azienda; sia a causa della grossa riduzione dei finanziamenti statali, sia per tappare qualche buco di bilancio in vista degli annunciati investimenti per aprire nuove residenza universitarie.

Ma un settimana di mobilitazione studentesca ha rimescolato le carte in tavola. La nostra richiesta è stata, fin da subito, il ritiro immediato del provvedimento, perchè chiedere agli studenti borsisti di subire disagi e pagare di tasca propria la razionalizzazione aziendale significa calpestare il loro diritto allo studio (proprio quello che l’Ardsu dovrebbe tutelare), approfittando di una condizione di debolezza e ricattabilità. Alla fine, facendo pressione sul Consiglio di Amministrazione dell’azienda (C.d.A.), siamo riusciti ad ottenere la revisione della decisione presa dal direttore Vicini: grazie alla mobilitazione, resteranno aperte le residenze con almeno il 50% di permanenze durante il periodo dal 23 Dicembre al 3 Gennaio e, gli studenti che lo vogliono, potranno restare nelle proprie case a titolo gratuito!

Per alcuni, questa soluzione di compromesso costituisce una grande vittoria, il massimo che si poteva ottenere, mentre per altri si tratta di una sconfitta o, al più, una presa in giro. Molti temono che l’anno prossimo i dirigenti dell’Ardsu torneranno all’attacco. Secondo noi, come spesso accade, la verità si trova nel mezzo e, per questo, proponiamo alcune considerazioni.

Mezza vittoria? Sicuramente siamo riusciti ad ottenere molto di più di quello che la maggior parte di noi si aspettava. La mobilitazione ha colto di sorpresa i dirigenti, che certamente non si aspettavano una reazione così decisa, da parte di studenti che si sono mobilitati come ormai da tanto tempo non si vedeva . Perciò i dirigenti hanno capito che era meglio scendere a compromessi il prima possibile: dal loro punto di vista, un netto rifiuto di contrattare dei miglioramenti era potenzialmente pericoloso, perchè la protesta avrebbe potuto estendersi anche a Pisa e Siena, coinvolgendo anche i lavoratori delle portinerie e pulizie (che hanno fin da subito solidarizzato con noi studenti attraverso un comunicato). Inoltre, col passare del tempo, la protesta avrebbe potuto evolversi in forme più radicali (occupazioni, blocchi del traffico, incursioni per bloccare le sedute del C.d.A. Etc…) ed attirare l’attenzione dei giornali, con un pessimo ritorno di immagine non solo per l’azienda ma anche per il presidente della regione Enrico Rossi. Tutto questo doveva essere evitato, anche a costo di fare qualche passo indietro.

Mezza sconfitta? Nonostante queste paure, il C.d.A non si è espresso in favore del ritiro completo del provvedimento (come noi chiedevamo) ma lo ha solo modificato. Ciò e successo perchè una resa incondizionata da parte loro avrebbe potuto rafforzare negli studenti la fiducia in se stessi. Cioè, non si poteva rischiare che noi studenti, una volta ottenuto il ritiro del provvedimento per quest’anno, chiedessimo anche la modifica del Bando di Assegnazione delle residenze per l’anno prossimo. Al contrario, il furbo direttore Vicini ha pensato di fare qualche passo indietro ma non troppo; in modo da placare la nostra rabbia immediata e passare all’attacco successivamente, quando saremo più deboli e non in mobilitazione. In altre parole, i dirigenti hanno preso la questione come se fosse una partita a scacchi, e per loro non è ancora finita!

L’impegno collettivo paga! Questa vicenda rappresenta, sicuramente, una vittoria che ci ha fatto capire la forza che abbiamo se ci mobilitiamo collettivamente e dal basso in difesa dei nostri diritti. Infatti, anche se non tutti si sono attivati in prima persona, abbiamo comunque ottenuto dei miglioramenti. Però è solo una vittoria parziale che durerà poco se non teniamo alta la nostra attenzione e il nostro impegno: dobbiamo utilizzare questa nostra forza per modificare il Bando di Assegnazione 2014/2015; e non si tratta solo di eliminare le norme che ledono il nostro diritto allo studio ma, soprattutto, di avanzare proposte per migliorare le nostre condizioni di vita all’interno delle residenze e dell’università in generale.

Metodi di mobilitazione: cosa abbiamo imparato? Per prima cosa i giornali ci hanno snobbato: i nostri comunicati non sono stati pubblicati, nè i giornalisti sono venuti alle nostre conferenze stampa. Se contrattiamo solo nella segretezza degli incontri con i dirigenti o delle sedute del C.d.A, loro avranno sempre il coltello dalla parte del manico. La loro più grande paura è uscire allo scoperto, ed è proprio questo che dobbiamo fare: costringere i Vicini e i Rossi di turno ad assumersi pubblicamente la responsabilità politica dei loro atti.

Per le prossime volte, dobbiamo mettere in campo iniziative pubbliche, visibili e, se necessario, anche di rottura fino ad ottenere ciò che vogliamo. Ricordiamo che è come una partita a scacchi! Inoltre, abbiamo visto che i rappresentanti studenteschi negli organi amministrativi dell’azienda sono in minoranza, e di solito non vengono nemmeno ascoltati se non c’è una massa critica di studenti incazzati a dar forza alle loro parole. L’impegno collettivo è la chiave di questa nostra forza. Inoltre, in alcuni casi sono proprio gli stessi rappresentanti a fregarsene delle condizioni e della volontà di coloro che rappresentano. Questo può succedere quando la maggioranza degli studenti delega passivamente tutte le questioni comuni a rappresentanti irresponsabili che, alla fine, non devono rispondere a nessuno.

Dialogo o rottura con le istituzioni? Abbiamo visto che sia il dialogo che la rottura sono entrambe delle risorse da utilizzare a seconda della contingenza per raggiungere i propri obbiettivi, senza incartarsi in un dibattito fuorviante tra legalità e illegalità. Infatti se ci fossimo fermati soltanto alla prima opzione del dialogo e non avessimo messo in campo la risorsa della mobilitazione, con ben due presidi determinati, avremmo ottenuto sicuramente meno sul piano contrattuale. Naturalmente, entrambe queste risorse vengono svuotate di forza se non sono sostenute da una partecipazione attiva di tutti. Siamo convinti, quindi, che quando gli spazi di contrattazione e di dialogo vengono chiusi, come purtroppo sta avvenendo sempre piu`spesso, non rimane che lo strumento della lotta, come hanno dimostrato, ad esempio, i lavatori dell’Ataf, che di fronte alla chiusura da parte dell’azienda sono riusciti a strappare un’importante vittoria sindacale solo grazie agli scioperi selvaggi.

Il Diritto allo studio e la politica. Sicuramente, il principale punto di forza della mobilitazione che abbiamo vissuto è riassunta nello slogan Il diritto allo studio non va in vacanza; perchè ha saputo legare insieme il problema immediato e concreto del disagio, che colpisce ogni singolo studente costretto a pagare e traslocare, e la questione generale del Diritto allo Studio, che invece riguarda tutti collettivamente. In altre parole, difendendo un diritto ci siamo posti sul piano politico.

I problemi concreti e contingenti che affrontiamo quotidianamente come individui sono sempre prodotti da decisioni politiche di carattere generale.Se dentro le residenze aumentano i disagi è perchè il governo ha deciso di tagliare i fondi per il diritto allo studio.

A sua volta, l’Ardsu decidedi razionalizzare a spese degli studenti e dei lavoratori (che subiscono riduzioni di salario se le residenze chiudono). La qualità del servizio diminuisce ma le retribuzioni dei dirigenti restano altissime: questa è politica!

Attualmente circa il 50% del servizio è finanziato dalla Tassa Regionale Per il Diritto allo Studio che paghiamo noi studenti e che non è una tassa progressiva: 140 euro che devono pagare tutti in egual misura, senza tener conto delle disparità economiche tra chi è ricco (e può pagare di più) e chi invece dovrebbe beneficiare del diritto allo studio senza pagare un centesimo. Anche questa è una decisione politica.

Ovviamente queste cose le sappiamo tutti ma ciò che ci preme ricordare è che per ottenere vittorie reali e migliorare le nostre condizioni di vita concrete, dobbiamo necessariamente mettere in discussione le scelte politiche che stanno a monte. Altrimenti, raccoglieremo solo sconfitte o, se va bene, mezze vittorie temporanee. Come studenti siamo anche dei lavoratori (o futuri lavoratori) e, perciò, dobbiamo preoccuparci non solo del diritto allo studio, ma anche del diritto all’abitare (Firenze è una delle città con gli affitti più cari d’Italia) o del diritto al lavoro e ad una vita dignitosa (che ci viene negato dalla precarietà e dalla disoccupazione). L’università, del resto, non è un corpo separato dalla società circostante ma, anzi, si trasforma insieme ai cambiamenti sociali ed economici. Perciò, se il mercato del lavoro richiede giovani disoccupati e manodopera dequalificata e precaria, perchè sprecare denaro per garantire a tutti il diritto allo studio? Puoi fare il precario anche senza laurea! Che vadano all’università solo i figli delle classi abbienti, cioè la futura classe dirigente! Ormai è diventata quasi una banalità dire che grazie alla crisi economica i ricchi sono sempre più ricchi mentre a noi, che ricchi non siamo, tocca pagare il conto… ma come possiamo rimediare?

In conclusione, abbiamo provato ad elencare solo alcune delle questioni politiche generali che condizionano e spesso determinano la nostra vita quotidiana. Se tutto ciò è vero, allora è necessario per noi mettere in discussione tali nodi politici e rivendicare dei Diritti; solo così riusciremo a vincere la partita a scacchi con l’Ardsu erisolvere i problemi concreti. Viceversa, ogni vittoria parziale che migliorile nostre condizioni materiali immediate ci darà più forza nella lotta generale per la redistribuzione della ricchezza a favore delle classi meno abbienti.

Continuiamo la lotta per la modifica del Bando di Assegnazione 2014/2015!