A detta dei giudici del Tribunale di Firenze lo stupro di gruppo del 2008 alla Fortezza da Basso è un fatto «increscioso» ma «penalmente non censurabile». E siamo alle solite: «fu un momento di debolezza della ragazza»! Quindi se sei sessualmente disinibita/o, se hai uno stile di vita che poco assomiglia ai dettami biblici, se indossi la minigonna… te la sei cercata e così impari a mostrarti “disponibile”! Se poi reagisci alla violenza, la denunci e lotti contro di essa, allora proprio non puoi aver ragione. Le parole della “giustizia” che assolve chi violenta sono complici dello stupro subìto, in primis, da una giovane donna, ma anche dalla società nella sua interezza. Ebbene sì, ad essere violentata non è solo una donna, non un solo genere, è invece un’intera classe sociale che si ritrova un sistema di “giustizia” ingessato dalla cultura che lo ha prodotto e che continua a tenerlo in vita. Un sistema capitalista e patriarcale dove a fatica si trova spazio per l’emancipazione, di ogni sorta. Dare motivazioni (moraliste e bigotte) per giustificare una violenza è inaccettabile. Inaccettabile come lo stato di cose attuale che fa del doppio sfruttamento delle donne la sua base. Infatti, non solo la donna è coinvolta nello sfruttamento capitalista, di cui è parte integrante come ingranaggio debole, ma essenziale, che fornisce manodopera a basso costo e ricattata. La donna come lavoratrice è ampiamente discriminata per il suo genere di appartenenza: subisce costantemente ricatti (sessuali e non) mentre la perdita del lavoro e/o basse retribuzioni significano più dipendenza e la conseguente necessità di ritornare tra le mura domestiche, dove tradizionalmente è incatenata al ruolo di cura del proprio marito, padre o figlio. Se poi una donna si discosta da questo modello diventa solo un oggetto sessuale a disposizione del “maschio”, legittimato a comportarsi come meglio crede.
Per questo siamo al fianco di chi non si arrende al ruolo di vittima ma che con le unghie e con i denti si oppone ad un sistema che impone vittime, carcerati e carcerieri. Per questo motivo saremo presenti alla manifestazione del 28 luglio alle ore 21 in piazza Bambini e Bambine di Beslan, così come ogni giorno lottiamo contro le imposizioni messe in atto dai governi padronali che vorrebbero privarci dei diritti essenziali: dal lavoro alla casa, dall’istruzione alla salute e, in generale, del diritto ad una vita dignitosa. Non è un caso che il governo a guida PD abbia proposto un Piano Nazionale Antiviolenza che in nessun modo tutela le donne, ma introduce nuovi provvedimenti repressivi e securitari funzionali anche alla repressione dei movimenti sociali, oltre che a fare della violenza di genere una questione razziale, che rende la donna doppiamente vittima, poiché si focalizza l’attenzione sulla nazionalità dell’aggressore e non sull’avvenuta violenza! Purtroppo non c’è da meravigliarsi, il gioco è sempre lo stesso, si infondono paure nella società, etichettando per esempio il migrante come violentatore, in modo tale da giustificare derive autoritare e maggiore presenza di forze dell’ordine nelle nostre strade. Ovviamente tutto è funzionale al mantenimento dell’ordine nella società, visto che (statistische alla mano) sappiamo che la maggior parte delle violenze si consuma entro il silenzio delle mura domestiche per opera di parenti o amici. Inoltre nel provvedimento si evita accuratamente la parola FEMMINICIDIO, bollandolo semplicemente come «reato passionale».
Qual è, dunque, il vero volto dei soggetti politici come il PD? Se definisci la donna come (citato testualmente dal Piano Nazionale Antiviolenza) «un soggetto da prendere in carico» ci pare che si calpesti il principio basilare dell’autodeterminazione (di ogni persona prima ancora che di genere). Siamo fermamente convinti che la cultura e le pratiche maschiliste vadano combattute ogni giorno, uomini e donne insieme, sul posto di lavoro, per strada, al bar, dentro le mura domestiche, nelle scuole e in ogni dove. Non si tratta, infatti, di una devianza di singoli ma, al contrario, la violenza contro le donne è un fatto sociale (e la vergognosa sentenza del Tribunale di Firenze lo dimostra). La violenza di genere non è né accettabile né giustificabile, mai ed in nessun caso. Le donne non devono, però, essere trattate come deboli vittime da difendere ma come compagne di una lotta ben più ampia: nei picchetti e nelle occupazioni delle fabbriche in crisi, nelle piazze degli studenti e nelle tante lotte sparse per il territorio. L’unica violenza che contempliamo è quella contro il capitale e il patriarcato!
Per ogni donna stuprata e offesa siamo tutt* parte lesa!

Collettivo Politico * Scienze Politiche