Ci avviciniamo sempre più velocemente al 4 Dicembre, data del referendum costituzionale. Questa legge cambierà l’assetto istituzionale del nostro paese. Le modifiche più rilevanti riguarderanno il superamento del bicameralismo paritario, con il Senato che perde alcune funzioni legislative, lasciando pieni poteri soltanto alla Camera. I senatori saranno nominati dai Consigli Regionali, trasformando così la camera alta in una rappresentanza delle cordate di potere locali. Inoltre, numerose materie legislative torneranno alla competenza esclusiva dello Stato centrale, tra cui energia, trasporti, lavoro e rapporti con l’Europa. Le Regioni, svuotate da queste ed altre competenze, riceveranno fondi sulla base del “merito” nel pareggio di bilancio. Ma la riforma costituzionale acquista connotati ancora più sinistri se combinata con la nuova legge elettorale, patriotticamente chiamata “Italicum”. Questa legge fortemente maggioritaria mira a distorcere completamente la rappresentatività del parlamento, instaurando una “dittatura della minoranza”. Essa attribuisce, infatti, un premio di maggioranza del 55% dei seggi alla lista che conquista la maggioranza relativa dei voti, senza superare alcun quorum, permettendole di formare un governo forte.

Queste riforme sono volute esplicitamente da Confindustria, dalla Commissione Europea e dalle istituzioni finanziarie internazionali (vedi le note esternazioni di JP Morgan) e portano ad un sistema sempre più autoritario, incentrato sul mantra della “governabilità”. Il risultato, infatti, sarà la chiusura degli spazi di democrazia, o di quel che ne rimane. Grazie all’accentramento sempre più marcato dei poteri nelle mani dell’esecutuvo, questo avrà a disposizione armi più affilate per continuare le politiche di attacco ai diritti sociali e politici ed alle condizioni di vita dei lavoratori e delle classi subalterne.

Basta dare un’occhiata a provvedimenti quali la Buona Scuola ed il Jobs Act, che hanno promosso una scuola sempre più autoritaria e d’elite ed un sistema lavorativo incentrato sulla precarietà e sulla ricattabilità. Tutto ciò si inserisce nel contesto della più grave crisi economica nella storia del capitalismo, che alimenta la guerra e la competizione internazionale. Non dimentichiamo che anche il nostro paese è impegnato nelle guerre d’aggressione che infiammano la periferia europea.

Non è difficile fare il collegamento con i reali interessi che si celano dietro il mantra della “governabilità”. Questa parola è un altro modo per dire “controllo” e “repressione”, quella a cui assistiamo in tutti i luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università. Ne sono un esempio i frequenti sgomberi di spazi occupati, la criminalizzazione dei movimenti di opposizione sociale, il clima sempre più autoritario nei luoghi di lavoro e di studio, i licenziamenti illegittimi funzionali a rendere i lavoratori passivi e ricattabili. In ultimo, l’assassinio durante uno siopero di Abd El Salam, lavoratore della GLS di Piacenza, impone a tutt* noi di riprendere la strada della lotta, per non essere rassegnati al destino di precarietà, repressione e stuttamento che vorrebbero cucirci addosso.

Il 21 ottobre è stato proclamato lo sciopero gerenale dai sindacati di base USB e Si Cobas per ribadire le ragioni del NO al referendum costituzionale e per cacciare via il governo Renzi e gli interessi che esso rappresenta. Noi studenti universitari scenderemo in piazza a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici venerdì 21 ottobre alle ore 9.30 in piazza Beccaria ed il giorno successivo alla manifestazione nazionale a Roma.

Vogliamo una riforma (anti)costituzionale?
Vogliamo un futuro di guerra, repressione e sfruttamento?
#MaAncheNO!

Collettivo Politico * Scienze Politiche – FB: Collettivo Politico Scienze Politiche – www.colpolfirenze.org

14680798_647701098722822_8642463487117612293_o